PROTEZIONE DATI DEI MINORI IN RETE: LA NUOVA NORMATIVA

protezione dati minori

La protezione dati dei minori in rete e della privacy dei più piccoli è oggi un problema sociale su cui si dibatte molto.

La responsabilità genitoriale è chiamata in prima persona a fare la sua parte. il trattamento dei dati, oggi al centro dell’opinione pubblica, è un aspetto su cui le aziende si stanno focalizzando con particolare attenzione. In questo dibattito, rientra anche il trattamento dei dati dei minori rispetto al trattamento dei dati degli adulti.

Protezione dati dei minori: cosa diceva la regolamentazione precedente rispetto alla protezione dati?

I principali social network prevedevano una età minima per iscriversi fissata a 13 anni. Nel dettaglio:

Facebook: 13 anni
Instagram: 13 anni

Whatsapp: 13 anni  (prima, 16 anni)

Snapchat: 13 anni
Youtube 13 anni

Questo accadeva soprattutto perché le principali piattaforme online sono americane. Il limite fissato dalla legge federale americana, quindi, è di 13 anni. Tale legge prescrive che nessuna persona giuridica (tranne gli enti pubblici) può raccogliere dati relativi a minori di 13 anni. Inoltre, è previsto il preavviso di trattamento ai genitori, il consenso degli stessi, l’obbligo di adottare misure di sicurezza e il divieto di sollecitare dati non necessari al trattamento.
I social network prevedono un apposito modulo per comunicare l’esistenza di profili di persone con età inferiore a quella consentita per poter procedere, nel caso, a rimuovere l’account.

Al contrario, la normativa europea non prevedeva un vero e proprio limite. Tale limite era ricavabile esclusivamente dal quadro normativo generale.

In Italia la capacità di agire si acquista con la maggiore età, quindi a 18 anni. Il minore con età compresa tra 14 e 18 ha una capacità giuridica attenuata, il minore dei 14 anni non è imputabile e non ha capacità giuridica. 

L’adolescente (minore tra i 16 e i 18 anni non soggetto ad obbligo scolastico) viene considerato come soggetto con una capacità giuridica attenuata. Questo significa, ad esempio, che può sottoscrivere un contratto (come quello di iscrizione ad un social), ma non dovrebbe poter acconsentire ad atti che richiedono un consenso libero, specifico ed informato, come accade per la profilazione.

Protezione dati dei minori: Regolamentazione europea dal 25 maggio 2018

Come tutti sappiamo, dal 25 maggio 2018 entra in vigore il Nuovo Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati, il cosiddetto GDPR. Quali novità porta per la regolamentazione dei dati dei minori?

Il GDPR all’articolo 8 prevede una regolamentazione specifica e diversa.

Per l’applicabilità della norma, il primo requisito è che vi sia un’offerta diretta di servizi della società dell’informazione a soggetti minori di 16 anni. Per cui, la norma non riguarda genericamente tutti i trattamenti di dati di minori, ma investe solo quei servizi offerti direttamente ad un minore.

Il secondo requisito è che il trattamento dei dati dei minori sia basato sul consenso. Contrariamente, la norma non si applica.

In presenza di questi due requisiti, l’articolo 8 prevede il divieto di offerta diretta ai minori (quindi iscrizione ai social network e ai servizi di messaggistica). Se però si è raccolto precedentemente il consenso dei genitori o di chi ne fa le veci, il servizio può essere erogato. Il limite non può comunque scendere al di sotto dei 13 anni.

Il legislatore italiano ha proposto, per il momento, di fissare il limite di età da applicare in Italia a 16 anni.

L’iscrizione ad un social network o in genere ad un servizio online è assoggettata alle regole per la conclusione dei contratti, per i quali occorre che il soggetto sia in grado di apprezzare la natura e le conseguenze del suo consenso.

In sintesi, il soggetto che offre servizi diretti ai minori ha l’onere di accertarsi che l’interessato sia in grado di prestare validamente il suo consenso.

Infine, a riprova che la norma è disegnata per tutelare il minore e non per ostacolare l’accesso dei minori ai servizi, il Considerando 38 specifica che “il consenso del titolare della responsabilità genitoriale non deve essere necessario nel quadro dei servizi di prevenzione o di consulenza forniti direttamente ai minori“. Ci si riferisce, ovviamente, ai servizi di tutela dei minori, come ad esempio quelli previsti in materia di cyber bullismo o in genere di sostegno all’infanzia, come per esempio il Telefono Azzurro.

Il Cyberbullismo

La recente legge 71 del 2017 ha previsto che l’Autorità Garante per la Privacy adempia a determinati compiti in materia di cyberbullismo. La legge prevede misure di prevenzione ed educazione nelle scuole, sia per la vittime che per gli autori di atti di cyberbullismo.

Inoltre, i minori potranno chiedere l’oscuramento o la rimozione di contenuti offensivi senza dover informare i propri genitori.

La richiesta va inoltrata al gestore del sito o a titolare del trattamento. Successivamente, la richiesta va inoltrata insieme ai genitori al Garante, che è tenuto a intervenire in 48 ore.

Qui il modello per la segnalazione di atti di cyberbullismo.

Protezione dati dei minori: pubblicazione di fotografie online

Come ci si deve comportare con la pubblicazione di fotografie di minori?

La pubblicazione di una fotografia online rientra nella normativa sul trattamento di dati personali e sensibili. Costituisce interferenza nella vita privata del minore. Ecco perché è fondamentale porre particolare attenzione nel pubblicare immagini di minori, anche se si tratta dei propri figli.

Una recente sentenza del tribunale di Mantova del novembre 2017 ha stabilito che per la pubblicazione delle foto dei figli occorre il consenso di entrambi i genitori.

In assenza dell’accordo dei due genitori, la foto del minore non è pubblicabile.

Nel caso specifico, il giudice Berardi ha, infatti, sostenuto che la pubblicazione delle immagini da parte della madre ma in assenza di consenso del padre, viola l’articolo 10 del codice civile in tema di diritto all’immagine, viola gli articoli 4,7,8 e 145 del d. lgs. 30 giugno 2003 n. 196 riguardanti la tutela della riservatezza dei dati personali e anche gli articoli 1 e 16, I comma, della Convenzione di New York del 20/11/1989 sui diritto del fanciullo, ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176.

Occhi aperti, quindi. La legge tutela i nostri figli, è importante non ignorarlo.

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